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Blog esoterico

Necromanzia

La necromanzia è una forma di divinazione, in cui i praticanti, detti necromanti, cercano di evocare gli spiriti dei defunti. Scopriamo a cosa seve.

Necromanzia

La necromanzia (dal greco νεκρομαντεία, nekromanteía, composto di νεκρός, nekros, «morto», e μαντεία, manteía, «predizione») è una forma di divinazione, in cui i praticanti, detti necromanti, cercano di evocare gli spiriti dei defunti.

Il Libro dei Morti egizio è spesso erroneamente considerato come un antico testo di necromanzia: in realtà il suo scopo non era quello di richiamare un defunto dall'aldilà, quanto piuttosto di fornire le istruzioni per agevolare il passaggio verso l'altro mondo. La Bibbia contiene numerosi riferimenti alla necromanzia. Nel Deuteronomio il popolo di Israele è messo in guardia dalle pratiche necromantiche degli abitanti di Canaan. In un altro passaggio il re d'Israele Saul chiede alla Strega di Endor di invocare lo spirito di Samuele, da cui però ottiene solo un presagio di morte e distruzione imminenti (1Sam 28,7-25).

Si ritiene che la necromanzia fosse molto diffusa anche in Caldea, in Grecia e in Babilonia. Nel mondo moderno sono praticate tecniche di divinazione chiaramente correlate alla necromanzia, mentre lo spiritismo, fondato da Allan Kardec nel XIX secolo, non è una forma di necromanzia, perché condanna la divinazione. Il channeling consente, secondo i suoi fautori, di mettersi in contatto con creature soprannaturali, che includono gli spiriti dei defunti. All'interno del vudù, ancora praticato ad Haiti e in altri luoghi, esistono pratiche riconducibili a forme di necromanzia.

L’uomo è da sempre tentato ed incuriosito da ciò che non comprende e che gli appare segreto, ignoto. Così come la Morte, ciò che circonda l’aldilà è per l’uomo un enigma dal fascino terribile. Il “luogo da cui nessuna persona ritorna”incute terrore, per un passaggio catartico, tale terrore, deve essere affrontato e vinto, la sua vittoria è la conoscenza dell’aldilà. Ogni religione ha affrontato a suo modo il nodo cruciale della morte, ha cercato di descriverlo e di contenerlo nella possibilità di un oltretomba, qualsiasi esso potesse essere. Ma l’uomo ha il tormento, dentro di sé, della conoscenza, per fortuna sennò non ci sarebbe stato il progresso, che lo porta ad indagare, sondare ed esplorare, spesso fino al limite del possibile.

Anche la perdita di contatto con un caro defunto è uno dei più grandi dolori che si può provare, cercare una via di contatto, qualsiasi essa sia, per avere un rincuorante incontro spirituale, è di grande conforto davanti al nulla che rappresenta la scissione definitiva e lacerante, verso il caro estinto.

Si è però cercato un collegamento anche con persone non direttamente conosciute, ma di cui si vorrebbero consigli e pareri, essendo figure esistite ma trapassate, di grande valore storico, sociale e culturale.

Il comunicare con i morti, che si presume essere una capacità rara quanto ai più poco desiderabile, è una peculiarità che interessava e coinvolgeva le culture più antiche, dalla Grecia alla Persia, sino a Roma e l’Europa del Medioevo.

Molto spesso (erroneamente) associata alla magia nera e alla stregoneria, la pratica della necromanzia è a tutt’oggi sperimentata in alcune religioni e nel campo esoterico e divinatorio. Sicuramente la magia nera fa uso, nei suoi rituali, di corpi, animali o umane, morte, ma la necromanzia non è solo prettamente volta al negativo.

Questa pratica, infatti, ricerca gli spiriti delle persone defunte attraverso (anche) l’utilizzo di resti umani. Questo contatto non è volto all’aiuto prettamente “nero” ma alla comunicazione con tali anime, per finalità divinatorie o di accrescimento mirato ad acquisire sapienza, conoscenza ed informazioni.

Si presume che in alcuni luoghi più che in altri, per ovvia natura, il contatto con i defunti e l’aldilà possa essere molto forte, come ad esempio nei camposanti e negli obitori, già di per sé stessi evitati se non in circostanze di necessità e permeate di tristezza.

Cercare contatto con i defunti, per gli antichi, come per l’uomo moderno, era sicuramente utile per apprenderne i segreti e assimilarne la sapienza, anche se ciò richiedeva e richiede rituali rischiosi di comportare conseguenze nefaste, visto il modo (del tutto contro natura e contro la volontà dei defunti stessi) di “disturbare” i morti dal loro sonno, per venire in aiuto ai viventi.

I morti in sé, per chi crede di poter avere un contatto con l’anima del defunto, non si disturbano mai a caso e sono molto restii alla risposta del tentativo di connessione. Andare oltre il confine tra mondo dei vivi e mondo dei trapassati, comporta rischi, pericoli e persuasione verso le anime che si vuole evocare. I morti stessi, sanno che la loro natura li obbliga a frequentare il loro mondo, totalmente opposto dal nostro e anche per loro è considerato contro natura il ritorno nel mondo dei vivi.

Se convinti a parlare e al contatto, sono molto reticenti e riservati, più facile quando in loro vi è una forte stimolo alla comunicazione per rivelare qualcosa che il vivo deve sapere. Come il fantasma del padre di Amleto, nell’opera anonima, in cui avverte il figlio dello spregio che suo fratello e sua moglie gli hanno inflitto. Vuole giustizia e Amleto farà ciò che il padre gli chiede. Non è un caso che Amleto perde la ragione dopo il colloquio con il fantasma del padre, come a significare i rischi terribili che tali contatti possono portare all’essere umano in vita.

Il viaggio dantesco ha come guida per l’inferno e il Purgatorio Virgilio, per il paradiso saranno altre figure ad accompagnarlo, ciò sottolinea l’importanza di una guida, il mago nella necromanzia può essere accostato a Virgilio, che conosca come affrontare, gestire e orientare tale contatto pericoloso.

Ogni rituale finalizzato alla divinazione utilizzava specifici oggetti e letture: dagli amuleti alle candele, dai cerchi magici alle bacchette, la necromanzia poteva altresì richiedere allo stesso celebrante l’utilizzo delle vesti del Defunto (in casi estremi pare vi fossero anche casi di necrofagia, già presente anche in alcune tribù africane per appropriarsi delle peculiarità del defunto come anche illustra Freud nel suo saggio “Totem e tabù”).

Non tutti i luoghi erano idonei allo scopo: venivano predilette infatti le dimore dei defunti, chiese o cimiteri al fine di realizzare il trasferimento dello spirito della persona defunta.

Non a caso anche l’orario aveva un suo perché: i rituali avvenivano a mezzanotte, l’ora delle streghe per antonomasia, magari con la luna piena o in condizioni meteorologiche avverse, come temporali, pioggia e vento, delineando dunque il forte legame tra magia e forze naturali.

Il corpo del defunto era ed è il luogo di tale contatto, si dice che tramite la pratica della necromanzia si può portare in vita il deceduto per lo spazio di tempo in cui deve dare la risposta al quesito posto da chi lo consulta.

Mentre il medium moderno è posseduto dallo spirito del defunto e parla con la sua voce, la necromanzia non comporta tale possessione, è il morto che vaticina o che appare come un ectoplasma davanti al mago, ma comunque non c’è il ruolo passivo e di possessione che ha il medium in una seduta spiritica. Che sia il corpo fisico del morto che si rianima, che sia il suo spirito a presentarsi è un contatto distaccato tra soggetto e oggetto, che rende possibile il collegamento tra vivi e morti, per un breve lasso di tempo.

Ai nostri tempi, sicuramente molte pratiche sono state abbandonate per un uso meno cruento dei morti, ma la necrologia è ancora praticata per gli stessi scopi dell’antichità.Alcune culture conferiscono ai morti una sapienza che va oltre ogni umana (e vivente) comprensione: essi hanno vissuto in entrambi i mondi, questo gli conferisce il più grande spettro di conoscenza.

Questa pratica ha poco a che vedere con i Medium della contemporaneità, intrattenitori di rapporti colloquiali e nulla più, rispetto alla vera e propria capacità di riportarli effettivamente alla vita o avere un loro contatto “diretto”, tipica della necromanzia.

Dobbiamo ricordare che la chiesa Cattolica proibì per molto tempo la necromanzia, per il rispetto al corpo dei morti che tale religione ha sempre avuto. Leonardo da Vinci, sfiorò una condanna dalla chiesa per la sua pratica di vivisezionare il corpo dei morti per ragioni scientifiche. Riuscì a provare che non era un negromante, ma un uomo di scienza e l’unica esperienza che poteva avere per capire il corpo umano era un contatto diretto con il corpo dei defunti.

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